Indebitamento delle regioni, cosa buona e giusta?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Enrico Casagrande.
Colgo l’occasione di parlare di emissione di titoli di debito regionali a seguito di un articolo del sole 24 ore.
Nel quale il giornale di CONFINDUSTRIA ci spiega come il possibile crack della Grecia può avere forti ripercussioni in Italia, soprattutto per la regione Lombardia. Nel 2002 la regione guidata da Formigoni mette sul mercato un bond per 115 milioni di euro e secondo la legge deve costituire un fondo dove far confluire le quote di rimorso annuali secondo il piano di ammortamento stabilito. Sia il collocamento che la gestione del fondo, sono state affidate allo stesso istituto bancario, la svizzera UBS. Il fondo però secondo gli accordi intercorsi tra le parti viene reinvestito e alla fine del periodo di ammortamento i soldi vengono restituiti alla regione Lombardia, mentre gli eventuali interessi e le spese restano in capo al bilancio dell’istituto erogante. Dove sta l’inghippo? Semplice se l’investimento va male la banca non ci perde nulla anzi guadagna tramite le spese di gestione e a rimetterci sarà solo la regione Lombardia che si troverà senza i sodi necessari per estinguere il bond del 2002. Indovinate dove la maggior parte del fondo ad oggi costituito è stato investito, semplice, in titoli di stato Ellenici piazzati sul mercato dalla stessa UBS.
Il punto qual è? Primo un conflitto di interessi della stessa UBS, secondo ma non meno importante è l’abbandono del principio del rischio in questa operazione finanziaria. Non è concepibile che chi investe (in questo caso tramite quote di ammortamento) in un fondo si assume i rischi ma non può percepire i ricavati. La correlazione è semplice in borsa, più è alto il rischio maggiore è la probabilità di guadagno, meno è alto il rischio assunto dall’investitore minore è il rendimento. Se 1+1=2 allora non si può pensare che a remunerazione zero, come nel caso della Lombardia essa si assuma il rischio dell’operazione. Alla fine a rimetterci siamo sempre noi risparmiatori e le nostre istituzioni, mentre i furbetti la fanno sempre franca.
Dobbiamo batterci per una legge regionale o nazionale che impedisca agli enti pubblici di assumersi i rischi connessi ad operazioni finanziarie (e non, tipo molte opere pubbliche del nostro territorio) senza remunerazione del capitale, oppure istituire per legge una fattispecie ad hoc di fondo investimento destinato a questo tipo di operazioni che tutelino noi consumatori che investiamo nei bond pubblici e noi cittadini che dobbiamo ripagare il nostro già enorme debito pubblico.






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