LEGA e GIUSTIZIA
E’ di questi giorni la notizia del rinvio a giudizio, di 36 leghisti, accusati di aver promosso ed organizzato un’associazione a carattere militare, le Camicie Verdi, poi confluite nella guardia Nazionale Padana.
I fatti per cui l’accusa parla di “preparativi di resistenza armata” risalgono a 14 anni fa.
Troppo facile l’ironia di Zaia, candidato governatore del centrodestra, che definisce l’inchiesta “archeologia processuale“.
Egli finge di non conoscere che le lungaggini sono legate alle varie autorizzazioni a procedere richieste alla Camera, al Senato, a Strasburgo e, a sentire il Procuratore Schinaia, anche alla forte resistenza a farsi processare. Ed invoca il “processo breve“.
Quasi serafico Tosi nel tentativo di far passare invece la cosa come una “fanfaronata da bar“.
Ed anche lui, come Zaia, invoca per la soluzione del caso il “processo breve”.
Ma se sanno di non aver costituito una banda armata, perché non vanno, come dice il nostro Presidente, dal giudice a spiegarlo nel processo, invece che in Parlamento a fare leggi che gli evitino il processo?






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